



Le città rubate
Regia: Maurizio Lucà
Con: Bruna Braidotti e Claudio Mariotti
Ricerche: Giulio Ferretti
Ora, come la raccontiamo l'acqua?
L'acqua che beviamo, ma anche avveleniamo. E possiamo ancora fare elogi della rugiada, della pioggia, della neve… di tutta l'acqua del pianeta che pensiamo infinita, quando, incoscienti, pigramente la sprechiamo? E possiamo immaginare i fiumi che scorrono misteriosi sotto metri di terra e sassi, senza ripensare ai corsi d'acqua che con tanto ingegno sono stati deviati, sepolti dal cemento, cancellati dall'asfalto? E' un'acqua ostile, quella che ora con frane ed alluvioni porta l'inattesa vendetta di fiumi perduti e dimenticati?
Solo le fiabe sanno dire di fiumi, laghi e mari azzurri… E come in una fiaba allora evochiamo sulla scena le piccole storie, le emozioni e le suggestioni legate alla natura dell'acqua, alla sua simbologia, ai miti in cui affondano le radici della conoscenza, e che fanno del prezioso liquido la protagonista di un "Teatro dell'acqua".
E' così che la misteriosa creatura di una sorgente d'acqua scivola un bel giorno nella barca del giovane pescatore. Allora, come per incanto, la barca comincia da sola a risalire la corrente del fiume e il ragazzo, fatalmente vinto dal desiderio per quella creatura, insegue la ninfa in un fantastico viaggio per acqua.
Tempi, luoghi ed avvenimenti si alternano in visioni e scenari che ripercorrono la storia di un territorio e della sua città, dei suoi mulini, dei suoi ponti fino alla contemporaneità delle grandi opere idroelettriche.
Rivivono paesaggi sconosciuti perché stravolti dalla speculazione edilizia, le attività dei mulini che connotavano il paesaggio urbano con i laghi ed i salti, specchi d’acqua ora in buona parte sottratti alla godibilità pubblica sempre dalla speculazione edilizia. Ripercorrendo la storia dell’acqua ci si imbatte anche sull’utilizzo dei corsi d’acqua per lo sfruttamento idroelettrico fino all’immane tragedia del Vajont.
Le esondazioni e le alluvioni, alla fine della storia, prima di uscire dal sogno del pescatore, ricordano i tempi in cui la "montana" era un momento di festa, un modo di vivere la città in modo insolito, quando la golena del fiume era libera da condomini e costruzioni.
Il modello che è stato preso a riferimento di questo teatro dell'acqua sono le "città rubate" del sottotitolo - che debbono la loro nascita all'acqua, ma dove lo sviluppo urbano ha reso piuttosto difficile riconoscere le tracce del glorioso passato acquatico, se non per i nomi sopravvissuti di alcune strade: vicolo delle acque, vicolo del mulino, via del lavatoio, via rive fontane...
Come era comparsa, la ninfa infine svanisce. Resta invece il giovane pescatore, depositario di una nuova consapevolezza. Il sogno può essere reale: è nella capacità del teatro di evocare la memoria di ciascuno, e al pubblico resta la domanda: che farne?
Lo spettacolo nasce dall’elaborazione dei temi che la Compagnia sta sviluppando sui fiumi e sull’acqua dal 1997. In particolare con questo allestimento si focalizza il rapporto storico dell’uomo con l’acqua attraverso la metafora della favola.
La cifra dello spettacolo è poetica, si nutre soprattutto di immagini evocative di un mondo naturale sconosciuto, con i tempi dilatati della natura ed il suono onnipresente dell’acqua. La scena è un corso d’acqua, (fiume, roggia, laghetto) con una barca, che diventa ponte e diga ed alcuni modellini funzionanti di mulini.
Il tema dello spettacolo offre diversi spunti di approfondimento, sia sull’acqua in generale ora nel mondo, sia sull’archeologia industriale e le attività storiche di utilizzo dell’acqua come forza motrice, sia sugli stravolgimenti idroelettrici.
RECENSIONI
UNA CITTÀ SULL’ACQUA REGALATA AL CEMENTO
C’è chi si dedica anima e corpo al vino, ma anche l’acqua… ha i suoi innamorati! A Pordenone, in particolare, Bruna Braidotti e Giulio Ferretti da molti anni si dedicano con passione allo studio e alla valorizzazione di questo prezioso elemento che fa parte del dna storico, geologico e culturale della città. Il frutto delle loro ricerche è infine confluito in uno spettacolo che, come in una favola, racconta piccole storie, emozioni, vita quotidiana, suggestioni legate alla presenza dell’acqua in città, attraverso l’incontro di una svagata ninfa acquatica (Bruna Bruna, veterana indefessa della Compagnia) e un semplice pescatore (un giovane e acerbo Claudio Mariotti, neodiplomato alla “Pepe”).
“Teatro dell’acqua” della Compagnia di Arti & Mestieri, che ha debuttato lunedì all’Auditorium Concordia e viene proposto anche nelle scuole, nasce senza un testo fissato, ma dalle improvvisazioni degli attori, che utilizzano anche mimo e danza, e questo impedisce allo spettacolo di avere una forza e una coesione interna, pur contando sulla buona regia. I tempi si dilatano e svaporano all’interno della scenografia semplice, ma efficace, e non mancano piccoli effetti speciali come l’acqua che spruzza dall’ombrello o i modellini dei mulini e dei magli, frutto di quella operosità umana ce diede a Pordenone la possibilità di uno sviluppo esponenziale che spinto troppo oltre porterà dalle feste illuminate grazie all’energia elettrica del Vajont (commovente il silenzio a unico commento); dalla bellezza di una città sull’acqua con le sue porte e le sue torri al cemento, alla speculazione edilizia alle alluvioni. Si, davvero Pordenone, con il suo centro storico a forma di goccia, potrebbe essere bellissima se imparasse ad amare, rispettare e recuperare le sue vestigia acquatiche. Clelia Del Ponte.
Il Gazzettino - Mercoledì 19 gennaio 2005



