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Italia, le donne e il voto
con Bruna Braidotti e Bianca Manzari
testo e regia di Bruna Braidotti
collaborazione alla regia di Roberto Corona

PREMIO "DONNE E TEATRO" Roma 2007
Lo spettacolo è risultato tra i vincitori del premio “Donne e teatro” edizione 2007 riservato alla scrittura teatrale femminile. La giuria, presieduta da Franca Angelini e composta da Ugo Chiti, Maria Pia di Meo, Edoardo Erba, Maria Inversi, Mario Lunetta, Giuseppe Manfridi e Lucia Poli, ha premiato l’opera che verrà pubblicata da Borgia Editore con questa motivazione:
“Testo che felicemente ripercorre momenti della storia italiana con sapiente organizzazione teatrale del materiale storico e linguistico. Notevole e raro esempio di teatro civile osservato con occhio femminile”.

Il voto alle donne in Italia nel '46 potrebbe essere definito “La rivoluzione della parità”. Anche se raggiunto dopo diversi paesi europei, ha influito significativamente nella scrittura della nostra carta costituzionale e nella affermazione dei diritti delle donne. Il voto delle donne ha aperto il contrastato cammino delle successive conquiste che sono state raggiunte anche in anni recenti e che sono ancora da raggiungere. Per raccontare questa storia di democrazia e riflettere sul controverso e difficile rapporto fra donne e politica fra personale e politico, lo spettacolo segue il filo dei ricordi di una donna battezzata con il nome Italia e della sorella Margherita. Dal fascismo ai giorni nostri, si delinea la storia dell’Italia secondo la particolare visione di una donna del popolo che insieme alla sorella è andata dal Friuli proprio negli anni della guerra a lavorare a Milano come cameriera. Si susseguono nei ricordi e rivivono sulla scena fatti e vicende che coinvolgono le due giovani ragazze friulane fra Milano, dove hanno modo di venire a contatto con i gruppi di difesa delle donne, il lago di Iseo ed il Friuli durante l’occupazione dei tedeschi e la resistenza. Il voto conclude i ricordi di questo passato epico e segna la svolta. Dopo, il mondo è cambiato. Chi raccoglie sorpresa questa testimonianza è la figlia di Italia che, come molte delle generazioni nate nel dopoguerra, non ha ricevuto la memoria della storia dei suoi genitori. Vi è stata generalmente una rimozione, infatti, e si è inceppata la trasmissione di una storia viva, magari studiata a scuola, ma da cui si è mantenuta una distanza emotiva, proprio perché spesso si è voluto dimenticare periodi di sofferenza e di patimento.
Si compie quindi fra madre e figlia il recupero di una memoria che ridà senso alla vita di oggi, al significato di democrazia ed alla cittadinanza delle donne, percorso ancora non del tutto compiuto, ma che solo collocato nel suo iter storico può trovare forza ed energie per proseguire.


italia
RECENSIONI
Bruna Braidotti, (..), vi ha dedicato uno spettacolo tenero e intelligente (..). Artefice anche della regia e del testo - dove la storia delle protagoniste si interseca con equilibrio alla storia della seconda guerra mondiale, la Braidotti si è cucita addosso il bel personaggio di Italia, giovanissima friulana "a servizio" durante gli anni della guerra a Milano, ingenua e semplice, ma curiosa di conoscere la vita, l'amore, ma anche la politica. La miseria, il ruolo sociale della donna, il fascismo, i partigiani, la persecuzione degli ebrei, la liberazione, i bombardamenti, la crudeltà e l'efferatezza delle vendette: la storia entra a volo d'uccello con piccoli tocchi nel creare, con un bel gioco di continui flash back, la storia di due donne. Italia e la sorella Margherita, interpretata con freschezza da Bianca Manzari, vivono quegli anni con posizioni e punti di vista diversi, l'una più anticonformista e con simpatie per i partigiani, l'altra più timorata di Dio e delle convenzioni sociali. Una dialettica, mai aspra, che ha contribuito alla creazione di un affresco dell' epoca equilibrato, senza verità in tasca e che si è sviluppata anche nel tempo, con la visione degli ulteriori cambiamenti sociali nella vita della figlia di Italia che, dopo aver lottato con le femministe, si ritrova separata, schiava del lavoro e con una figlia adolescente da mantenere. E’ vera libertà questa? Sembra proprio di no. Sarà la terza generazione a cogliere i frutti di tante peripezie, pur se imprigionata nel mondo dei consumi e dell'apparenza? L'augurio è questo.
Il Gazzettino - 4 giugno 2006 - Clelia Del Ponte

Nella sua casa di Tauriano l'anziana Italia (Bruna Braidotti), mentre è intenta a leggere una cartolina della nipote Lietta, sua omonima, riceve la visita della figlia (Bianca Manzari), venuta per accompagnarla al seggio elettorale. Il doppio motivo della partecipazione al voto e delle differenze intergenerazionali innesca, all'interno della cornice narrativa principale, una serie di flashback in cui la protagonista rievoca il momento decisivo della propria esistenza, quello a cavallo della seconda guerra mondiale, vissuto insieme alla sorella Margherita: donne di servizio a Milano negli anni delle leggi razziali e del mercato nero, condividendo le tante angosce e il poco companatico nelle lunghe domeniche al parco Sempione, all'inizio del conflitto le due sorelle riparano sul lago d'Iseo a seguito dei Weiss, famiglia ebraica alle cui dipendenze è Margherita, che perderà la verginità con un partigiano pugliese di passaggio.
Ritornate in Friuli, le due sorelle troveranno una pedemontana consegnata da Hitler ai Cosacchi cui subentrerà, dopo una liberazione pagata col sangue delle rappresaglie tedesche, il caotico fervore del nuovo Stato Italia no, al bivio tra monarchia e repubblica: dimostrando un'attitudine esistenziale opposta a quella della sorella Margherita, sposa felice dell'ignaro Enrico, di una madre che vuole la donna casalinga e fattrice e del padre, rimasto cocciutamente fascista, Italia , pur senza farne la bandiera di una consapevole ideologia, interpreta la novità del diritto di voto alle donne come una svolta epocale di liberazione dal controllo maschile, estesa infine anche alla figlia, cresciuta tra la contestazione degli anni '60, e alla nipote, apparentemente inghiottita dal vortice di un consumismo epidermico, ma capace di rivelare, nelle poche righe scritte alla nonna dal campeggio, un inaspettato orizzonte di apertura alla vita. (…) Il duo Braidotti-Manzari riesce così a confezionare settanta minuti di uno spettacolo riscattato dalla spontaneità dei suoi personaggi.
Il gazzettino 10 marzo 2008 Davide Lorigliola